Ande, Amazzonia e un pezzo di cuore lasciato lì
Ci sono viaggi che finiscono quando torni a casa. Il Perù no. A distanza di settimane ne parliamo ancora, ogni volta che ci vediamo.
Lo sognavamo da tempo. Volevamo un viaggio che avesse tutto quello che amiamo: camminare, stare all’aria aperta, i cavalli, il cibo locale e il tempo per goderci ogni posto. Senza correre. E il Perù ce l’ha dato.
Lima, il primo respiro
Siamo atterrate a Lima di sera, stanche e con quella euforia del primo giorno. Ci siamo fermate solo una notte, a Miraflores, il quartiere sull’oceano.
Lima ti accoglie così: palazzi alti sulle scogliere, il Pacifico grigio e potente sotto, le palme lungo la costa. La prima cena è stata subito ceviche e piatti peruviani. Pesce fresco, lime, peperoncino. Ci siamo guardate e abbiamo pensato: ci siamo davvero.
Il giorno dopo, di nuovo in aeroporto. Un’ora di volo e si cambia mondo.

Cusco, imparare a rallentare
A Cusco sei a 3.400 metri e il corpo te lo fa capire subito.
L’acclimatamento è una cosa molto relativa. Non dipende da quanto sei allenata, ognuno reagisce a modo suo. Io, Miriam, ho sentito una pesantezza al petto fin dalle prime ore. Bastavano due rampe di scale e dovevo fermarmi a riprendere fiato. Mi stancavo subito, anche facendo cose semplici. Rita ha avuto qualche sintomo anche lei, ma l’ha gestita meglio di me.
E poi ci sono gli sbalzi di temperatura. Di giorno il sole scalda forte, appena cala fa freddo davvero. È facile ammalarsi se non stai attenta.
Qualche consiglio da chi ci è passata:
- I primi giorni prenditela con calma, niente programmi troppo pieni
- Bevi tanta acqua e prova il mate de coca, aiuta davvero
- Mangia leggero e lascia stare l’alcol all’inizio
- Vestiti a strati: maglietta, pile e giacca sempre nello zaino
- Prima di partire, fai due chiacchiere con il tuo medico

Per noi, che della lentezza abbiamo fatto uno stile, rallentare è stato quasi un regalo. E alla fine Cusco ci ha conquistate. È una città bellissima, da girare a piedi e con il naso all’insù.
La Plaza de Armas con la cattedrale e le montagne tutto intorno. I balconi di legno scuro che si affacciano sulle strade. Le salite di San Blas, il quartiere degli artigiani, dove dietro ogni porta c’è un laboratorio. E ovunque i muri inca, con le pietre incastrate senza un filo di malta, su cui gli spagnoli hanno costruito le loro case. Due mondi, uno sopra l’altro.
Ci siamo perse tra i banchi del Mercato San Pedro. Frutta mai vista, succhi preparati al momento, signore che ti chiamano per farti assaggiare qualcosa. È il tipo di posto che ci piace di più: rumoroso, colorato, vero.

Poi Sacsayhuamán, con quelle pietre enormi incastrate alla perfezione. Siamo rimaste lì a lungo, senza parlare troppo.
La sera, quando si accendono le luci e l’aria si fa fredda, Cusco ha un’atmosfera che ti resta dentro. Ci siamo innamorate piano, un giorno alla volta.
La Montagna Arcobaleno, la nostra sfida
Sveglia alle 4:30, buio e freddo. Il Vinicunca arriva a 5.200 metri ed è stata la giornata più dura del viaggio. Ogni passo pesava, il fiato non bastava mai. Ci siamo aspettate a vicenda, ci siamo fatte coraggio, e a un certo punto ridevamo da sole per quanto eravamo lente.

E poi la cima. Quei colori dal vivo sono ancora più assurdi che in foto. Rosso, verde, ocra, con la neve tutto intorno. Ce lo siamo guadagnato, tutto.



Valle Sacra, a cavallo
Chi ci segue lo sa: il cavallo per noi è casa. Non potevamo non farlo anche qui.

Siamo partite da un ranch nella valle, con le Ande intorno e gli alpaca a farci compagnia. Abbiamo passeggiato a cavallo tra i campi, con il silenzio rotto solo dagli zoccoli, fino ad affacciarci sulle saline di Maras. Migliaia di vasche bianche scavate nella montagna, usate fin dai tempi degli inca. Vederle dall’alto, a cavallo, è stato bellissimo. Uno dei momenti in cui ci siamo sentite più nel nostro elemento.


La sera a Ollantaytambo, tra vicoli di pietra e canali d’acqua che scorrono da secoli. Da qui abbiamo preso il treno per Aguas Calientes, il paesino ai piedi di Machu Picchu.
Machu Picchu all’alba
Arrivare presto, con la nebbia che saliva piano. Ruta 1-A e poi su, fino alla Montaña Machu Picchu. Da lassù la cittadella sembra minuscola. Ci siamo sedute e siamo rimaste in silenzio. Era il momento che aspettavamo da mesi.

Poi il rientro a Cusco e un giorno solo per noi. Gambe a riposo, street food, chiacchiere. Anche questo per noi è viaggiare: lasciare spazio al nulla.
L’Amazzonia, un altro mondo
A metà viaggio, un altro aereo. Quarantacinque minuti da Cusco a Puerto Maldonado e cambia tutto. Dall’aria secca delle montagne all’umido della foresta.
Siamo arrivate al lodge sul fiume verso sera, giusto in tempo per il tramonto. Il cielo è diventato arancione, poi rosa, e la foresta ha iniziato a parlare. Di notte i suoni non smettevano mai.

Nei giorni dopo abbiamo navigato il fiume in barca, camminato tra gli alberi, visto scimmie, caimani, lontre giganti e pappagalli ara. Il canopy walk ci ha fatte sentire sospese tra le chiome. E il lago tra le palme, immobile, sembrava uno specchio.


Ritorno a Lima, arrivederci Perù
L’ultima mattina ancora in foresta, poi il volo per Lima, dove tutto era cominciato.
Questa volta ci siamo prese il tempo per Barranco, il quartiere più bohémien della città. Case colorate, murales, fiori viola che cadono dai muri, piccoli bar e gallerie d’arte. Una Lima diversa da quella del primo giorno, più lenta e più nostra.

Cena d’addio, a ripercorrere tutto il viaggio tra una risata e l’altra. E a mezzanotte il volo per Napoli.
Siamo tornate con le scarpe consumate e il cuore pieno. E con una promessa: torneremo.


